La Chiesa di Nostra Signora dell’Assunta

È la chiesa più antica di Diano Castello. Piccola chiesa castrense dell’iniziale insediamento feudale Clavesanico, posta sulla sommità del crinale, risale al sec. X; fu poi ampliata più volte e arricchita di arredi e dipinti.

L’esterno rivela sul fianco meridionale ed alla base vari rifacimenti di portali e della muratura dal sec. X fino alla sommità del sec. XVI, con aperture finali del sec. XVII ora tamponate.

L’abside del sec. XII è posta su un’altra abside precedente del sec. X della quale affiora una parte. Fu ricostruita nel sec. XIII riutilizzando le pietre della precedente, inserendo due anelli, il superiore con semplici decori e peducci antropomorfi e le monofore, scalpellati nella maniera dei “magistri antelami” genovesi.

Il tutto è sovrastato dal muro del timpano che conserva ancora la piccola apertura cruciforme che le assegna il primato di antichità.

La facciata a occidente è la ricostruzione dell’originale, demolita e consolidata per allargare la base e permettere la prosecuzione di via delle Torri mediante un piccolo ponte sovrastante la porta del mercato. Via delle Torri nella pianta del Vinzoni si interrompeva, scendendo dall’attuale vico Nicolò Rodini.

Il lato settentrionale ha un’apertura accessibile con una ripida scalinata ed è sovrastata da una pregevole lunetta marmorea del primo ’400 con l’immagine della Madonna col Bambino, dentro una cornice tardo gotica.

Il campanile è stato accostato all’abside agli inizi del sec. XVII e munito di osservatorio sommitale con feritoie nuove per archibugi, al tempo delle fortificazioni dopo l’aggressione sabauda.

L’interno, di grande suggestione, presenta molte pitture murali tra le quali un ciclo della vita di Maria e della vita di Cristo della fine del sec. XV, un imponente S. Cristoforo, forse simile a quelli di Pieve di Teco e della Certosa di Pavia, e una copia della Madonna con Bambino di Carlo Braccesco della chiesa parrocchiale di Montegrazie.

Il successo dell’opera, inizialmente esposta nel santuario, spinse i maggiorenti del Castrum ad ottenerne una copia inserita in una grande nicchia, in parte demolendo il muro, in parte tamponando un’apertura esistente nei primi anni del ’500 o alla fine del precedente.

Molti altri dipinti su tavola o su tela di grande pregio rendono l’edificio una notevole pinacoteca, meritevole di una visita attenta.

P. B.