Frazione Varcavello
Piccolo borgo satellite del “castrum”, sorto alla base del crinale, collegato ad Oliva Borgara con una mulattiera, è situato nella valle dell’omonimo torrente in posizione aperta, soleggiata e riparata da tutti i venti.
Il luogo è particolarmente ricco di acqua proveniente anche dalle sorgenti della Merea e di Bocchino. Frequentato già in età romana, conserva ancora fuori dal borgo, a settentrione, un’ imponente fontana medievale del secolo XIII.
Fu purtroppo rimaneggiata dal terremoto del 1887.
E’ ricordata e protetta dagli statuti del 1363.
Le abitazioni furono edificate ai lati della “ruga”, tipica viuzza genovese del sec. XIII (dal nome derivano il francese rue e il portoghese rua), che nel dialetto recente fu storpiato in “riga”.
L’ambiente è ricco di suggestione e, nonostante qualche recente “ritocco” civettuolo, conserva la sua silente aura antica.
I locali a piano terra o interrati, probabilmente in origine, furono destinati a magazzini di merci varie in transito dalla o per la marina.
Nel sec. XVI si iniziò la costruzione della chiesetta di S. Mauro, forse in riferimento alla “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine (Varazze). Le vicende non sono chiare. Ci fu anche un monastero di frati a occidente del borgo, ma non è noto se di domenicani o francesi della confraternita di S. Mauro.
Recentemente è stata intercettata, a sud della frazione, una sorgente termale di acqua calda ferruginosa, la Fonte Eyra o Battaglino, nome dei proprietari. Si confermano le precedenti supposizioni sul “Locus Bormani” come bosco sacro, ma luminoso e benefico, come suggerisce il nome e non cupo e pauroso da tardo romantica leggenda nordica come alcuni hanno ipotizzato.
P. B.